L’Atlante Linguistico della Sicilia

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Cari AMICI,

                      Vi confermo che anche quest’anno il Centro di studi filologici e linguistici siciliani predisporrà una esposizione delle pubblicazioni in occasione della manifestazione “Una marina di libri”, che si terrà dal 7 (ore 17.00) al 10 giugno all’Orto Botanico (Via Lincoln). Un impegno organizzativo opportuno affinché la nostra attività sia nota a un pubblico più vasto.

Vi comunico anche che, nell’ambito della manifestazione, organizzeremo una tavola rotonda (venerdì 8, ore 10,00) sul tema della cultura regionale nella Scuola.

  Cordiali saluti                                                                             Giovanni Ruffino

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NOVITÀ EDITORIALI

BOLLETTINO DEL CENTRO DI STUDI FILOLOGICI E LINGUISTICI SICILIANI, 28/2017
IN RICORDO DI TULLIO DE MAURO
a cura di Franco Lo Piparo
Palermo 2017
ISSN 0577-277X – Pagine 293, € 35,00 dim. cm 17 x 24,5 x 1,6 – peso gr. 600

Questo volume del Bollettino raccoglie 15 contributi pensati a partire dall’opera di Tullio De Mauro. Apre la raccolta il saggio introduttivo di Franco Lo Piparo che contestualizza la figura e il pensiero di De Mauro mostrandone i legami con Pagliaro, Wittgenstein e Gramsci. Gli altri contributi sono suddivisi in quattro sezioni che riflettono i temi di ricerca di De Mauro. La prima sezione (Parlanti e scriventi in Italia) include i saggi di Luisa Amenta sul tema della comprensione linguistica nella scuola, quello di Mari D’agostino sull’analfabetismo in Italia, quello di Claudio Marazzini dedicato alla Storia linguistica dell’Italia repubblicana come prosecuzione ideale della Storia linguistica dell’Italia unita e quello di Rosanna Sornicola dedicato al contributo degli studi italiani degli anni Venti e Trenta del secolo scorso alla storia della linguistica. La seconda sezione (Il lessico) include i saggi di Vincenzo Lo Cascio sul processo combinatorio delle lingue tra retorica e lessicografia e quello di Salvatore Claudio Sgroi sulla produzione lessicografica di De Mauro. La terza sezione (Significare e Parlare) raccoglie i contribuiti di Francesco La Mantia sulla presenza della riflessione linguistica di Antoine Culioli nel pensiero di De Mauro, di Francesca Piazza sul fenomeno della violenza verbale, di Patrizia Violi sulle figure di Eco e De Mauro come maestri. La quarta sezione (Saussure e i problemi teorici del linguaggio) raccoglie i saggi di Felice Cimatti su De Mauro e la filosofia italiana del linguaggio, quello di Giorgio Graffi sui rapporti tra Saussure, De Mauro e Timpanaro, quello di Antonino Pennisi sul tema dell’embodiement cognition messo in relazione con il pensiero di Spinoza, quello di Jürgen Trabant sulla lingua come “spirito della nazione” in Humbolt e, infine, quello di Sebastiano Vecchio sul rapporto tra lingua e temporalità affrontato attraverso la nozione agostiniana di distentio.

INDICE
Franco Lo Piparo, A partire da Tullio De Mauro – I – PARLANTI E SCRIVENTI IN ITALIA – Luisa Amenta, Capire (e farsi capire) a scuola – Mari D’Agostino, Analfabeti nell’Italia di ieri e di oggi. Dati, modelli, persone, parole: la lezione di Tullio De Mauro – Claudio Marazzini, Dall’Italia unita all’Italia repubblicana: lezioni di stile e di metodo nella storia linguistica di Tullio De Mauro – Rosanna Sornicola, Il problema della storia linguistica: il contributo degli studi italiani degli anni Venti e Trenta del Novecento – II – IL LESSICO – Vincenzo Lo Cascio, Retorica e lessicografia. Il processo combinatorio – Salvatore Claudio Sgroi, Tullio De Mauro linguista-lessicografo – III – SIGNIFICARE E PARLARE – Francesco La Mantia, “Un atteggiamento irenico”. Su alcune pagine culioliane di Tullio De Mauro – Francesca Piazza, Le parole dell’odio. Dal lessico alle pratiche verbali – Patrizia Violi, Sul significare. De Mauro e Eco: due maestri di pensiero e di vita – IV – SAUSSURE E I PROBLEMI TEORICI DEL LINGUAGGIO – Felice Cimatti, Tullio De Mauro e la filosofia italiana del linguaggio – Giorgio Graffi, Saussure, De Mauro e Timpanaro – Antonino Pennisi, Cosa può un corpo. Spinoza e l’Embodied Cognition – Jürgen Trabant, Wilhelm von Humboldt a Roma: l’antichità e lo spirito della Nazione – Sebastiano Vecchio, Sulla distentio in sant’Agostino – Riassunto/abstract

MARINA CASTIGLIONE

FIABE E RACCONTI DELLA TRADIZIONE ORALE SICILIANA.
TESTI E ANALISI

Lingue e Culture in Sicilia. Piccola Biblioteca per la Scuola, 4, Palermo 2018
ISBN 978-88-96312-84-1 – Pagine 134, € 10,00
dim. cm 15 x 22,5 x 0,5 – peso gr. 250

Alla fine dell’Ottocento, la Sicilia, insieme alla Toscana, ha fornito la maggiore quantità di testimonianze fiabistiche, grazie alla raccolta di Giuseppe Pitrè. Infatti, ben 42 su 200 fiabe delle Fiabe italiane di Italo Calvino (Torino, Einaudi 1956) sono tratte dal repertorio siciliano. Le fiabe di tradizione orale, come esempi di miti degradati, propongono all’ascoltatore di ieri e al lettore di oggi, un ordine sociale e un orientamento culturale che hanno resistito per secoli e che sono comuni a molte civiltà dell’Occidente come dell’Oriente.
Con questo breve studio, si fa il punto sulla produzione edita in Sicilia e si integra con una ricerca sul campo condotta in quattro comuni della Sicilia centrale in cui è stato possibile registrare alcune permanenze della ricca produzione orale popolare (consultabili al link www.dialektos.it). Il volume presenta, quindi, una prima parte con una ricognizione sui temi, forme, codici linguistici della tradizione e una seconda parte con l’analisi dei materiali di prima mano.
Si tratta del primo volumetto della collana dedicato espressamente alla scuola primaria e alla secondaria di primo grado e pensato per chi voglia applicare sin dai primi cicli e con la dovuta scientificità la Legge Regionale 9/2011 relativa all’«Insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole».

Alla pagina del portale www.dialektos.it dedicata al volume, sono interamente scaricabili le tracce audio e video dei testi analizzati, corredati da legenda esplicativa.

Indice – Introduzione delle curatrici della collana – Premessa – 1. Il patrimonio fiabistico in Sicilia – 1.1 Primi studi sulla fiaba – 1.2 Giuseppe Pitrè – 1.2.1 Elementi comuni alle fiabe pitreiane – 1.2.2 Dialetto e dialetti – 1.2.3 Onomastica – 1.2.4 Mamme-draghe (molte) e padri-draghi (pochi) – 1.2.5 I re-animali – 1.2.6 Colapesce – 1.2.7 Giufà – 1.3 Varianti ed esecuzioni – 1.4 Le traduzioni dei I tre racconti dei tre figli di mercanti – 1.5 Capuana – 2. Strutture e temi – 2.1 Struttura e protagonisti della fiaba tradizionale – 2.2 La classificazione tematica (Aarne e Thompson, AT o AaTh) – 2.3 Il corpus orale di CanicaJ, Delia, Sommatino e Licata – 2.3.1 Piccicanieḍḍu (Canicatti) – 2.3.2 Lu re Befè (Delia) – 2.3.3 Cumpari surciḍḍu, cumpari gaḍḍuzzu (Delia) – 2.3.4 Bbovu d’Antoni (Delia) – 2.3.5 Lu cuntu di San Giuseppi (Delia) – 2.3.6 Lo scambio vantaggioso (Delia) – 2.3.7 L’anciḍḍuzzu d’oru (Delia) – 2.3.8 La principessa che non ride (Delia) – 2.3.9 A jimmuruta (Licata) – 2.3.10 Don Piacintinu (Licata) – 2.3.11 Il Mago e Marco (Sommatino) – Proposte didattiche – Criteri di trascrizione fono-ortografica e conversazionale con esempi – Riferimenti bibliografici

LEGGERE LA LETTERA. IL MAESTRO DON LORENZO MILANI 50 ANNI DOPO

Luisa Amenta e Marina Castiglione

Lingue e Culture in Sicilia. Piccola Biblioteca per la Scuola, 3, Palermo 2017
ISBN 978-88-96312-79-7 – Pagine 157, € 10,00

Dal 1947, quando cominciò il suo apostolato a San Donato di Calenzano, al 1967, anno in cui morì, si svolge la preziosa opera educativa di don Lorenzo Milani, fondatore della nota scuola popolare di Barbiana. Sono trascorsi cinquant’anni dalla pubblicazione postuma di Lettera a una professoressa e il volume intende fornirne una lettura attualizzata alla luce delle nuove (ma in fondo sempre vecchie) istanze sociali e linguistiche che bussano al mondo della scuola. Oggi non è possibile decontestualizzare dal momento storico i contenuti, tra denuncia e proposta, della Lettera per farne vessilli di opposte faziosità, ma non è neanche possibile non vederne la potenza dei principi ispiratori. I docenti che si sentono chiamati in causa come agenti di un miglioramento della società, quindi, non possono ignorare i contenuti della Lettera e, soprattutto, non possono non chiedersi in cosa, nel 2017, la scuola come istituzione e come comunità educante debba accogliere lo stimolo di chi la considerava l’“ottavo sacramento”. Per costruire questo volume ci si è avvalsi delle riflessioni degli studenti di oggi, futuri insegnanti, facendoli esercitare nella dialogicità intrinseca a gran parte della produzione milaniana.

INDICE
Introduzione delle curatrici della collana 5 – Introduzione 7 – I. Una scuola per leggere e scrivere, pensare e umanizzarsi 11 – 1. Maestro per sempre 12 – 2. La vera scuola come ottavo sacramento 16 – 3. Le conferenze del venerdì e il ruolo degli intellettuali 23 – 4. Una lingua, più lingue per pensare e emanciparsi 26 – 5. Il controllo della parola scritta 30 – 6. Il cinquantesimo, occasione di nuove accuse 34 – II. I nuovi Gianni e i nuovi Pierini: per un’educazione linguistica consapevole 41 – 1. “Il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia” 41 – 2. “La scuola ha un solo problema: i ragazzi che perde” 45 – 3. “La vostra lingua potrebbe fargli comodo” 48 – 4. “Perché non c’è nulla che sia ingiusto quanto fare le parti uguali tra i diseguali” 53 – 5. “Perché è solo la lingua che fa eguali” 58 – 6. “L’arte dello scrivere si insegna come ogni altra arte” 62 – 7. “Il sapere serve solo per darlo” 64 – III. Depierinizzarsi. Letture e commenti a Lettera a una professoressa 67 – IV. Se una mattina andando a scuola, uno studente… Lettere ai professori 111.

Novità editoriali


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Palermo, a scuola l’Italiano si impara iniziando dal dialetto

A lezione di dialetto nel liceo scientifico Benedetto Croce dove il professore di lettere Pierpaolo Tripiano ha coinvolto le sue classi in un progetto innovativo: recuperare il dialetto per migliorare la conoscenza dell’Italiano. Un percorso realizzato con la collaborazione dei professori Marina Castiglione e Roberto Sottile.

La Repubblica – Edizione di Palermo – 10 febbraio 2017

http://video.repubblica.it/edizione/palermo/palermo-a-scuola-l-italiano-si-impara-iniziando-dal-dialetto/267426/267810


 1. Il progetto dell’Atlante Linguistico della Sicilia (ALS) venne presentato da Giovanni Ruffino nel 1989 in occasione del XIX Congresso Internazionale di Linguistica e Filologia Romanza di Santiago de Compostela (1). Gia allora era prevista una «duplice articolazione all’interno di un progetto unitario, e dunque la integrazione di atlante “orizzontale” (diatopico) e analisi “verticale” della variabilità» al fine di costruire «uno strumento che, alle soglie del Duemila, potesse documentare, attraverso un’ottica integrata, la condizione del dialetto (dallo stadio più arcaico sino ai livelli più spinti di italianizzazione), le attuali linee di tendenza e le dinamiche del cambiamento in chiave areale e diastratica». Tale obiettivo comportò diverse modalità di approccio, una pluralità di reti di rilevamento (rete sociovariazionale, reti etnodialettali) e di questionari.

2. Per la Sezione socio variazionale, dopo il collaudo del Questionario finalizzato a cogliere il settore di contiguità/interferenza fra dialetto e italiano, e dopo la costruzione del campione e la individuazione degli oltre 50 punti di rilevamento (2), è stato possibile rivolgere una particolare attenzione alle varietà diastratiche, con particolare riguardo alle differenze fra parlanti con “prima lingua dialetto” vs parlanti con “prima lingua italiano”. Pensare a un atlante del repertorio ha significato inoltre guardare non solo ai dati linguistici, ma anche a quelli metalinguistici, alle rappresentazioni e alle immagini delle lingue e delle varietà che attraversano la Sicilia contemporanea.

Le analisi fanno riferimento non solo ai punti linguistici, ma anche a aree o microaree con un elevato tasso di omogeneità sociale e linguistica. Tali aree linguistiche minime sono analizzate e messe a confronto con i singoli punti e con le altre microaree. Questa scelta si fonda su un ulteriore parametro della variabilità (che si potrebbe definire della variazione diareale) che oppone aree (o microaree) dinamiche ad altre recessive. Questo nuovo punto di osservazione si fonda su una serie di indicatori che consentono una nuova lettura della realtà sociolinguistica siciliana.

L’unità di base del campionamento è la famiglia, intesa come sequenze generazionali attraversate da processi di trasmissione culturale e linguistica. All’interno di ogni punto (o microarea) vengono indagate diverse tipologie di nuclei familiari costituiti da tre generazioni. In ogni nucleo si riflette la complessità linguistico-sociale del punto, tenendo conto anche delle variabili “istruzione” e “prima lingua”. Ecco lo schema del campione per ciascuno degli oltre 50 punti esplorati.

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